GIULIO NATTA

Giulio Natta (Porto Maurizio, 26 febbraio 1903 – Bergamo, 2 maggio 1979) è stato un ingegnere chimico e accademico italiano. È stato insignito del premio Nobel per la chimica insieme con Karl Ziegler nel 1963 per "le loro scoperte nel campo della chimica e della tecnologia dei polimeri", per la messa a punto di catalizzatori capaci di orientare la stereochimica della reazione di polimerizzazione del propilene producendo polipropilene isotattico.
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Fu chiamato a dirigere l'Istituto di chimica industriale del Politecnico di Milano per sostituire Mario Giacomo Levi (costretto dalle leggi razziali fasciste a lasciare l'insegnamento). Durante gli anni della guerra soggiornò, come sfollato milanese, alla Cascina Marzorata di Vittuone.
Durante questi anni di intenso lavoro, Natta poté portare in produzione diverse importanti scoperte come ad esempio la produzione del butadiene. Dopo la guerra collaborò con l'industria Montecatini e si dedicò quasi esclusivamente alla chimica organica industriale. A partire dal 1952 Natta cominciò a interessarsi alle scoperte di Karl Ziegler, il quale nell'anno successivo riuscì a sintetizzare il polietilene lineare, mentre appena un anno dopo Natta riuscì a ottenere i primi campioni di polipropilene. La collaborazione tra i due scienziati, sempre patrocinata dalla Montecatini, portò alla creazione di un laboratorio internazionale di studio che coinvolse molti studiosi e che culminò nella scoperta dei polimeri isotattici (registrati con il nome commerciale di moplen) dotati di eccellenti proprietà chimiche e meccaniche.
La scoperta dei catalizzatori di Ziegler-Natta fruttò a Giulio Natta e Karl Ziegler il Premio Nobel per la chimica nel 1963.
Al Politecnico, Natta rimase fino al 1973 come professore ordinario di Chimica industriale e direttore dell'omonimo istituto, dedicandosi alla ricerca sui polimeri a struttura cristallina.

Natta nella sua carriera ha firmato oltre 4mila brevetti. Uno di questi l’invenzione per cui poi andò a ritirare la medaglia a Stoccolma e che ha rivoluzionato l’industria petrolchimica mondiale del dopoguerra è il Moplen, e cioè la plastica di cui è fatta la maggior parte degli utensili che abbiamo in casa, dallo scolapasta alle bacinelle fino ad arrivare ai piatti da frutta.


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